Tanti auguri Michele!

MVP del Campionato Eccellenza 2017/18

Campione d’Italia con il Petrarca Padova

Capitano della Nazionale U20 attualmente impegnata nel Mondiale di categoria

In una stagione ricca di successi e nel giorno del suo compleanno, vogliamo fare gli auguri a Michele Lamaro attraverso i ricordi degli allenatori che lo hanno visto crescere con il quadrifoglio sul petto:

Queste le domande che abbiamo posto ai tecnici:
Vedevi già in Michele un predestinato?
Cosa ti sorprendeva di più di questo ragazzo?
Ricordi un aneddoto che vorresti condividere?

Junio Bugli

Assolutamente si!

Serio e sempre esigente verso di sé e gli altri pronto a prendersi la responsabilità per la squadra.

Già a 10 anni era impossibile placcarlo e avevo 25 anni!

Daniele “Marmitta” De Carli

In un certo senso, sì. Non solo era molto bravo, ma faceva sembrare tutto estremamente facile, naturale.

Mi ha sempre sorpreso la sua maturità, la lealtà e il fatto che ragionasse sempre “da squadra”. A otto anni.

Eravamo a Treviso, credo fosse una semifinale. Avevamo di fronte una squadra veneta che le aveva vinte tutte nello stesso modo: quello piccolo e svelto passava la palla a quello enorme e inarrestabile, mentre gli altri sei pascolavano qua e là. Michele placcava molto bene e “si occupò” dell’orco, che dopo tre placcaggi in avanzamento consecutivi uscì dal campo in lacrime, non perché si fosse fatto male: non era abituato a essere placcato. Di lì in avanti la partita non ebbe più storia.

Marco Sepe

Michele è sempre stato un capitano e un leader naturale da quando aveva 5 anni con doti fisiche fuori dal comune per un bambino della sua età. In Under 6 già faceva i discorsi (per quello che possono essere i discorsi di un bambino di 5 anni). Ha sempre avuto bene chiaro in mente cosa volesse da ogni cosa che andava a fare, unendo la sfrontatezza di chi prova a mettere in pratica quanto imparato, alla serenità di un bambino prima e un ragazzo poi cui è stato permesso di vivere nel migliore dei modi la sua vita. Perché la forza di Michele e dei suoi fratelli e sorelle è sempre stata quella di avere un appoggio incondizionato da parte dei genitori, basato sulla fiducia e il rispetto. La loro presenza sempre silenziosa si è avuta soltanto durante le partite per incitare e sorridere con i figli e i compagni di squadra. Oggi questo è il principale problema che si ha allenando i ragazzi. Michele invece ha avuto la possibilità di crescere senza inutili pressioni esterne.

Lo conosco da quando era piccolo, a me non sorprende che sia arrivato dove è perché ha saputo mantenere negli anni l’umiltà, la voglia di imparare e la voglia di dominare e vincere l’avversario. Tutti gli atleti di alto livello hanno la testa sulle spalle, e lui oltre a questa dote fondamentale, ha anche doti fisiche e tecniche che tutti i ragazzi che l’hanno affrontato da quando è piccolo gli hanno sempre riconosciuto. Ha saputo anche soffrire, ha giocato campionati dove magari aveva una squadra non di primissimo ordine, rispettando sempre l’impegno senza problemi. Ha giocato fino a 15 anni apertura o centro, cosa che gli ha permesso di sviluppare una tecnica fuori dal comune per un giocatore del suo ruolo e il cambio di ruolo l’ha sempre vissuto con entusiasmo e un’occasione di crescita e mai come una punizione.

Prima trasferta under 6, credo fosse il torneo di Parma, tutti i bimbi avevano i genitori al seguito, mentre lui no; vado in stanza da lui a controllare che fosse tutto ok e mi accorgo che per pigiama aveva pantaloncini maglietta e calzini da gioco, gli chiedo la motivazione e mi risponde che così lui sarebbe già stato pronto per il giorno dopo, mi giro ed aveva già preparato la sacca per ripartire!!!

Giuseppe Bonaccorso
Michele in under 11 era un ragazzino appassionatissimo di rugby, onnipresente agli allenamenti

La sua uscita dal frontale era non solo efficace e velocissima, ma del tutto spontanea. In più usava il piede come un under 16.

Durante una partita del torneo Topolino contro Paese, dai nostri 22 alzò lo sguardo e con il piede spostò la palla in area di meta avversaria. Percepii un brusio del pubblico simile a quello degli stadi anglosassoni. Fantastico.
Era così evoluto nella conoscenza del giuoco che alzando la testa ha notato l assenza dell’ estremo e ha spostato la palla in area di meta avversaria con un calcio dosato e preciso, non comune nella categoria u 11..suscitando la meraviglia del pubblico presente

Adriano “Tricky” Conti

Nonostante fosse al primo anno di Under 13 aveva già un atteggiamento da veterano. La sua leadership naturale e la grande dedizione al lavoro non lasciavano dubbi al futuro.

Di Michele mi sorprendeva la facilità con cui gli riuscivano le cose. Grande spirito di osservazione, velocità di elaborazione e reazione. Ma alla base c’è l’amore incondizionato per la palla ovale. Senza questo le sue doti sarebbero state inutili.

L’aneddoto che ricordo con più piacere non riguarda il rugby ma un piacevole campeggio a Sperlonga organizzato con i ragazzi della U14 per festeggiare la stagione 2011/12. Tra le attività programmate c’era una piacevole ma passeggiata sui Monti Aurunci rivelatasi ad un tratto troppo impegnativa per un compagno di squadra. In un clima di grande delusione per la rinuncia ad una bellissima passeggiata, Michele contribuì in maniera determinante a tranquillizzare il gruppo e a riportare il giusto entusiasmo nonostante fosse il primo a dispiacersi per la mancata attività.

Federico Alverà

Michele è nato per giocare a rugby! Tre fratelli, tutti iniziati al rugby, non avrebbe potuto non farlo.
Già da piccolo, nel minirugby, ha mostrato le qualità di leader, ma sempre con il sorriso stampato in faccia! Duro il giusto con i suoi compagni di squadra, ma sempre pronto a difenderli davanti a tutti.
Predestinato, perché testardo. Nella Primavera l’annata 1998 non è stata delle più felici, sono sempre stati pochi. Poi un anno alcuni suoi compagni sono stati trasferiti dai genitori in altri club. Michele (e pochi altri) sono rimasti, a testa alta e con grande attaccamento al club.

Cosa mi sorprende tutt’ora, la semplicità e la determinazione con cui affronta la vita. Ho avuto il piacere di allenare Michi in under 16, giocava apertura. Poi tre anni dopo in seniores, passato a terza linea. Ma l’attenzione, la caparbietà e la gioia di scendere in campo mi sembra siano immutate.
E’ un ragazzo quadrato, solido e sicuro. Una splendida famiglia allargata alle spalle che gli ha sempre garantito appoggio. Fratelli, sorelle, nonna! tutti sempre in prima fila a vedere le partite.

In under 18 è entrato in accademia, a Ponte Galeria. Avrebbe potuto dormire a casa, invece no, ha preferito dormire a Ponte Galeria perché così poteva stare con i compagni di squadra! Sveglia alle 06.00 perché comunque ha proseguito gli studi nella sua scuola. E non l’ha lasciata neanche quando ha avuto la chiamata da Parma. Eppure oggi è campione d’Italia e al timone della Nazionale U.20

Una volta, anni fa, è venuto a chiedermi una cosa. Io non ero d’accordo, ma me lo ha chiesto quasi con le lacrime agli occhi. L’ho accontentato, ha avuto ragione lui.

Marco “Pippo” Buratti

Michele e sempre stato il piu forte del gruppo che allenavo. Spesso chi e tanto piu forte tra i bambini diventa anche il piu spocchioso e vanitoso. Michele no. Arrivava sempre per primo al campo e se ne andava per ultimo. Era il primo che seguiva le regole e questo suo fare lo rendeva leader gia da piccolo. Inconsciamente pure gli altri lo seguivano anche perche spesso faceva rispettare lui stesso quelle regole dettate dall educatore che bambini meno ligi riuscivano a seguire. Capitano dalla nascita

La sorpresa maggiore cmq non era nella prestazione sportiva ma nel vivere il gruppo al pari degli altri. Al non cercare la via piu facile. Negli anni di mini rugby la nostra societa era un po scombussolata e avevamo pochi ragazzini spesso eravano contati…. a lui non interessava . Voleva giocare con chi ci stava e voleva divertirsi. Il modo lucido anche da bambino con cui affrontava le sconfitte era paragonabile a un campione navigato ultratrentenne. Questo mi stupiva molto in un bambino. All inizio pensavo fosse semplice emulazione. Poi ho capito che invece erano pensieri suoi e questo era stradordibario a 9 anni

Aneddoti di michele ce ne sono tanti ma una cosa che si e portato negli anni e che credo sempre avra…. le gambe bucate! Al mio primo anno da allenatore prima trasferta mi sembra in quel di prato la cena ce la fecero tramite la societa organizzante. Classica pasta al pomodoro patate e cotolette per bambini. Roba tipica toscana per gli adulti. Michele dopo aver pappato il suo e gli avanzi degli altri bambini mi viene vicino e fa ” io pero ho ancora fame” sedutosi con gli adulti giu di crostoni col fegato e verdura ripassata. Una vera molazza!

Daniele Montella

Sicuramente era un ragazzo con grande talento che in prospettiva aveva i requisiti per arrivare nell’alto livello.

Tecnica tenacia e un gran cuore verso compagni di squadra e amici

Sicuramente la partita Milano Vs Primavera: I fratelli Lamaro uno contro l’altro, se le sono date di santa ragione, ricordo che fuori c’era una signora che tifava per noi e per loro. Era la super nonna ultrà…grande tifosa.