Bottacin under10: emozioni forti

  • 6 Maggio 2019
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Il primo maggio lo aspettano tutti, minirugbisti, educatori e genitori; neanche il più posato dei nostri riesce a dissimulare la soddisfazione per una convocazione ambita e il timore reverenziale per gli avversari, che al Bottacin sono sempre di grande livello.Si parte con una grande voglia di giocare e mostrare a tutti cosa la Primavera sa fare in campo e fuori. L’organizzazione è, come sempre, ottima.

I ragazzi, puntuali,  cantano l’inno alla cerimonia di apertura  poi, giusto il tempo di salutare velocemente i tifosi con un sorriso e entrano in campo sotto un bel sole. Da giorni ormai più di qualche esperto studia il girone e pronostica difficoltà o successi per la nostra squadra. Al di là di qualunque rispettabilissima previsione le prime tre partite si trasformano in una vera disfatta. E così la squadra si ritrova subito in salita.

Succede qualcosa che non sappiamo bene spiegare, i nostri piccoli guerrieri sono abbattuti, quasi disperati (anche qualche genitore ma sorvoliamo)… piangono. Noi proviamo a capire, proviamo a rincuorarli, a spiegare che ci sono altre partite ecc.

Le proviamo tutte; caspita siamo genitori, allenatori, sempre un po’ psicologi, troveremo pure le parole giuste, troveremo pure la spiegazione del perché hanno giocato meno bene di quanto sono capaci. E invece niente, loro sono lì, abbracciati a piangere come squadra; gli adulti discutono, ragionano,  parlano e loro invece sono su un altro pianeta. 

Giocano ancora e trovano qualche vittoria e qualche sorriso. Poi addirittura,  durante una lunga pausa li vediamo nuovamente giocare tra di loro e divertirsi, quelle lacrime versate durante il girone sono ormai scomparse. Vorremmo vederli sempre così vincenti e sorridenti e credo sia un desiderio comprensibile.

Dopo aver completato senza sconfitte la seconda fase ci aspetta il treno. La carrozza degli atleti: inaccessibile, la stanchezza della giornata non li limita! ridono, scherzano e giocano tutto il tempo come è bello e giusto in queste trasferte.Al rientro a Roma tutti si salutano con affetto, un sorriso, un abbraccio al loro amato allenatore e via a nanna.

Un altro Bottacin è andato, ma c’è qualcosa che ci gira per la testa, che non ci fa essere completamente soddisfatti ci tornano in mente quelle sconfitte, quelle lacrime, l’ansia da prestazione e quei piccoli fallimenti. Facciamo fatica ad accettarlo perché noi siamo i loro primi tifosi… ecco ora ho capito! si fa’tutto più chiaro, dobbiamo togliere la casacca del tifoso e vestire i panni del genitore. Le lacrime, le sconfitte fanno parte della vita, la tristezza e il rammarico?guai se non esistessero, come potremmo apprezzare il loro contrario? come migliorare senza fare esperienza dei propri limiti?

Di quelle sconfitte e di quelle lacrime siamo orgogliosi almeno quanto dei loro successi; delle loro emozioni forti siamo orgogliosi e rispettosi.

Abbiamo il grande privilegio di poterli affiancare in questi momenti di crescita; sono momenti così importanti e delicati da non poter rischiare di rovinarli nel goffo tentativo di indicargli la strada…quella la stanno scegliendo loro, con l’ovale sotto il braccio, e sembra proprio quella giusta.

Stefano Romano