U6: Torneo di Città di Castello

  • 16 Ottobre 2019
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Commento a cura di Max Tricarico

Pronti, via! Nemmeno il tempo di imparare a memoria i nomi di tutti i bambini e già si parte per una trasferta. Tre “veterani” e cinque novizi. Già perché tra le new entry ci siamo anche io e l’allenatore.

Alla partenza, i bambini sono eccitatissimi. Ad accompagnarli le facce ansiose e finto-spavalde dei genitori dei nuovi e quelle ansiose e finto-spavalde-esperte dei genitori dei veterani.

Io me la faccio un po’ sotto. È grande la fiducia che hanno mostrato i genitori e ancora più grande la responsabilità di governare questi sei piccoli atleti. Poi salgo sul pullman: i ragazzi, senza bisogno di indicazioni, si sono già seduti e allacciati le cinture. Si, ne sono certo. Mi fiderò di loro e tutto andrà bene. 

Arriviamo in albergo e ceniamo. I più piccoli crollano, chi poggiato sul tavolo, chi appollaiato su una sedia. Appena finito di mangiare andiamo in camera. Buonanotte.

Si…magari. Alle 4 sento dei rumori. I ragazzi hanno deciso di fare una festa: luci accese e risate, ebbri di quella autonomia che si godono senza abusarne. Li rimetto a dormire. Torno a letto e mi riaddormento pensando alla sveglia puntata sulle 7.00.

Si…magari. Alle 6.30 sono già svegli in cerca della maglia della squadra!

Arriviamo al campo. Iniziano le partite ed è subito sorpresa. I veterani giocano da veterani e i novizi…pure. La prima meta la mette a segno Tommaso, alla sua prima azione in una partita “ufficiale”. Giulio corre velocissimo a placcare. Pietro ci mette il suo entusiasmo. Tobia, dopo le “amnesie” dello scorso anno, placca, realizza e, soprattutto, sorride. Filippo è un “cancello”: da quella parte non si passa. Valerio un torello che, soprattutto in finale, imperversa ovunque. E tutti che vanno su ogni palla, nessuno che molla. Il tutto governato con serenità e allegria da Leonardo che sempre di più si cala nel suo ruolo di allenatore.

Sulle “tribune”, i genitori passano dallo stupore all’entusiasmo nel vederli giocare con una naturalezza sorprendente. Fanno il tifo, si emozionano. Anche quando giochiamo nel campo lontano dalle tribune li sentiamo a bordo campo.

Alla fine il risultato sarà positivo e ci portiamo a casa il trofeo più importante: i sorrisi gioiosi dei nostri ragazzi che ci chiedono: “quando si fa la prossima trasferta?”